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Zone umide d’acqua dolce
Conservazione, ripristino e gestione
N.11/2000

 

 

 

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N.11/ 2000 Zone umide d’acqua dolce

Conservazione, ripristino e gestione

Le alterne vicende della storia
L’Emilia-Romagna, soprattutto nella sua porzione nord-orientale, si è sempre caratterizzata per l’eccezionale estensione di aree umide di varia natura, che furono progressivamente bonificate a partire dall’800. Oggi, grazie all’applicazione dei regolamenti comunitari, si sta verificando il fenomeno contrario, cioè il ripristino di tale patrimonio biologico, paesaggistico e culturale.

Col sostegno della legge
Negli ultimi 20 anni si è assistito a una progressiva presa di coscienza dell’importante ruolo svolto col sostegno della legge dalle aree umide soprattutto nella conservazione di specie di uccelli acquatici divenuti rari in seguito al generale impoverimento ambientale. Questa consapevolezza è stata recepita dal legislatore, come testimoniano le direttive comunitarie e le norme nazionali di ripristino delle zone umide nelle aziende agricole.

Baluardi della biodiversità -
Il generale impoverimento ecologico che caratterizza la pianura Padana viene efficacemente contrastato dalla presenza di aree umide, gli unici grandi spazi naturali in grado di ospitare un ricco assortimento di specie selvatiche animali e vegetali.

Interventi per il ripristino
Zone umide permanenti, prati umidi, boschi igrofili o prati arbustati sono i principali ambienti umidi che possono essere ricreati attraverso precise operazioni di regolazione idraulica e di controllo della vegetazione.

Una gestione complessa
Per mantenere nel tempo le condizioni ambientali create, occorre mettere in atto una serie di misure organizzate in un vero e proprio piano di gestione che stabilisca finalità e metodi appropriati onde evitare interventi improvvisi che potrebbero ripercuotersi negativamente sulle specie di interesse conservazionistico già presenti.

La minaccia delle specie esotiche
Alcuni specie animali e vegetali importate per scopi ludici od ornamentali, favoriti dall’assenza di antagonisti naturali, hanno causato talvolta danni irreparabili agli ecosistemi entrando in competizione con le specie autoctone nell’utilizzo dello spazio e delle risorse alimentari o addirittura esercitando una rilevante attività di predazione.

Testi a cura di
Roberto Tinarelli e Franco Marchesi