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n.2/2010 FRUTTI DIMENTICATI

 

 

 

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n.2/ 2010 FRUTTI DIMENTICATI

Testi a cura di Elena Tibiletti Dottore naturalista

SOMMARIO

Si risveglia il palato e la memoria
Alberi e arbusti sempre presenti nelle adiacenze della casa colonica, queste specie minori fornivano al contadino ombra, foglie per la lettiera, legna e soprattutto l’intero raccolto dei frutti, che non era necessario condividere col padrone perché meno appetibili dei frutti “maggiori” come pere, susine, ciliegie… Un prodotto che veniva conservato per tutto l’inverno, ricco di sapore e sostanze nutritive e che oggi riacquista interesse in virtù delle nuove funzioni svolte da queste piante: ornamentali, ecologiche, di mercato in quanto capaci di alimentare micro-filiere locali.

Per far crescere il mercato
I frutti minori sono ancora poco conosciuti dai consumatori. Occorre quindi che istituzioni pubbliche e privati ne curino la promozione attraverso manifestazioni fieristiche, visite guidate a campi catalogo, pubblicazioni tematiche… In particolare agriturismi, aziende agricole con vendita diretta dei prodotti e vivai possono giocare un ruolo importante nella riproposizione di queste specie della tradizione rurale.

Scopriamoli uno ad uno
I frutti minori propriamente detti comprendono tutte quelle specie, da secoli coltivate in Italia e un tempo fonte di alimentazione principale, che oggi sono relegate a un ruolo da comprimari.
Fra quelli che nel tempo hanno assunto, senza più perderlo, un ruolo economico, da cui discende anche un’ampia reperibilità di mercato, si annoverano fico, kaki e le specie da cui si ricava la frutta secca (noce, nocciolo, mandorlo, pistacchio), insieme con il fico d’India e il nespolo del Giappone, per il quale prevale oggi il ruolo ornamentale. A questa categoria appartiene anche il castagno, annoverato tra i frutti minori ma le cui superfici dedicate vantano ancora estensioni notevoli quanto il valore economico generato dai frutti. Solo negli ultimi anni è stata ripresa la coltivazione di altre specie, il cui peso economico è ancora molto ridotto data la commercializzazione solo locale presso mercatini di paese o sagre gastronomiche: è il caso di azzeruolo, carrubo, corbezzolo, corniolo, cotogno, gelso, giuggiolo, melograno, mirabolano, nespolo selvatico, sorbi.
Fanno invece parte degli usi e delle tradizioni locali altre tipologie di frutti, irreperibili in commercio se non come prodotti già trasformati: è il caso di alchechengi, alloro, ginepro, olivello spinoso, prugnolo, rabarbaro, rosa canina, sambuco.
In questa sede si esaminano le specie che rientrano da secoli fra le coltivazioni e tradizioni emiliano-romagnole. Si tratta di piante idonee alle condizioni ambientali della regione, la cui coltivazione può essere ripresa e incentivata non solo ai fini ornamentali, ma anche con scopi produttivi.

Le specie trattate