n.3/ 2010 FAUNA
SELVATICA
- GESTIONE, CONTROLLO E TUTELA
- METODI DI PREVENZIONE DEI DANNI
- Lavori
in corso
Trasformiamola in risorsa
(articolo in formato pdf 45 kb)
Autori dei testi
- Istrice, cinghiale
NICOLA CANETTI
Biologo, tecnico faunistico - Lepre, nutria, volpe, corvidi, fagiano, gruccione, picchio,
piccione, storno
DAVIDE ZANIN
Naturalista, tecnico faunistico Ambiti Territoriali di Caccia della Provincia di Bologna - Capriolo, cervo, daino
STEFANOMATTIOLI
Zoologo, collaboratore Università di Siena - Uccelli ittiofagi
MARCO RIZZOLI
Zoologo, Provincia di Bologna, Servizio Tutela e Sviluppo Fauna - Progettiamo una recinzione elettrificata
ANDREAMARSAN
Biologo Università di Genova
Con la collaborazione di
Massimo Bentivogli, Moreno Ravaglia
Provincia di Bologna, Servizio tutela e sviluppo fauna
SOMMARIO
Un rapporto dinamico
Elevate concentrazioni di animali selvatici nei territori coltivati rappresentano
da sempre un problema per le produzioni agricole. Rapidi cambiamenti, in
questi ultimi anni, nelle tipologie di fauna e nei danni conseguenti. Adattamento
delle politiche di gestione per raggiungere densità compatibili e
per salvaguardare le colture.
Maura Guerrini
Provincia di Bologna Servizio Tutela e Sviluppo Fauna
Una ricca rassegna
- Istrice
Fino a pochi anni fa era una specie sconosciuta per gli agricoltori bolognesi, che oggi invece devono fare i conti con i danni, a volte ragguardevoli, che l’animale causa con la sua attività di scavo per raggiungere tuberi, bulbi e radici. La patata è la coltura più colpita ma in pianura è a rischio anche la tenuta degli argini fluviali, nei quali l’istrice crea le sue tane. - Lepre
La lepre rappresenta, assieme al fagiano, una delle principali specie di interesse venatorio, pertanto la sua distribuzione e la densità di popolazione sono fortemente condizionate dalle operazioni di ripopolamento nonché dal prelievo venatorio. I danni maggiori per l’agricoltura sono a carico delle colture orticole specializzate e dei giovani impianti frutticoli e vivaistici. - Nutria
Muso da castoro e coda da topo, la nutria è una specie alloctona, importata nel secolo scorso per la produzione industriale di pellicce, successivamente fallita. A causa dell’elevata prolificità e della quasi totale assenza di predatori, si è trasformata in un vero flagello per l’ambiente, l’agricoltura e le arginature. - Ungulati
A causa del forte aumento delle popolazioni di capriolo, cervo, daino e soprattutto cinghiale, questi ungulati selvatici sono oggetto di gestione faunistica onde raggiungere e mantenere densità compatibili con le attività antropiche del territorio e ridurre inoltre il rischio di incidenti stradali. Queste densità “economicamente tollerabili” non escludono completamente l’insorgenza di danni alle colture, ma li rendono meglio affrontabili anche attraverso il ricorso a misure di prevenzione del rischio di danno. - Volpe
La volpe è il carnivoro italiano che più di ogni altro è stato in grado di adattarsi ai mutamenti ambientali, esibendo caratteristiche di ineguagliabile plasticità sia nei confronti delle risorse trofiche che nei confronti dell’habitat. Problematica per moltissimi aspetti, è da sempre oggetto di caccia e di azioni di controllo che a fatica riescono a contenerne il numero entro livelli accettabili. - Corvidi
Gazze, ghiandaie e cornacchie non godevano di una buona reputazione tra gli agricoltori nemmeno in passato, ma il loro aumento, dovuto principalmente al calo dei loro naturali predatori, i falchi pellegrini, gli astori e vari rapaci notturni, ha peggiorato la loro fama a causa delle gravi perdite arrecate alle colture ortofrutticole. I corvidi presentano una strategia evolutiva vincente: adattabilità ai cambiamenti, pronunciata intelligenza e difesa anche collettiva contro i predatori. - Fagiano
Considerato ormai naturalizzato in Italia e in molti paesi europei, il fagiano rappresenta la specie di interesse venatorio per eccellenza assieme alla lepre. Grazie alle sue elevate capacità di adattamento e rusticità presenta un’areale di distribuzione potenziale piuttosto ampio, che interessa soprattutto le aree agricole di pianura anche se è in grado di utilizzare tipologie ambientali molto diverse fino ad altitudini di 1.200-1.500 m s.l.m. - Gruccione
Il gruccione è un uccello dell’ordine dei coraciformi, gruppo tassonomico che comprende anche il martin pescatore e la ghiandaia marina con i quali si contende il primato della livrea più sgargiante. I vistosi accostamenti cromatici ne fanno uno degli uccelli più belli dell’avifauna italiana, al tempo stesso è considerato dannoso dagli apicoltori per via delle sue abitudini alimentari. - Picchio verde e Picchio rosso
In passato i picchi hanno sofferto sensibilmente per il taglio dei boschi e la loro gestione non corretta, ma oggi stanno beneficiando del graduale abbandono dell’agricoltura in aree collinari e montane, sempre più occupate da zone boscate. Picchio verde e picchio rosso maggiore sono certamente le due specie più diffuse in Italia appartenenti alla famiglia dei picidi e probabilmente sono quelle che meglio delle altre hanno saputo adattarsi alle modificazioni ambientali. - Piccione
Non si tratta propriamente di fauna selvatica: è infatti la forma domestica del piccione che arreca gli innumerevoli danni assai noti sia a cittadini che ad agricoltori. Nel primo caso si tratta di rischi sanitari per l’uomo - dovuti alla trasmissione di malattie e di problemi legati alla zecca -, nel secondo di perdite anche consistenti a carico delle colture erbacee, alla semina e nelle successive fasi di sviluppo. - Storno
Migratore regolare svernante, ma localmente sedentario, nel bolognese nidifica in febbraio-marzo e a partire da giugno fino a ottobre si sposta, riunendosi in grandi stormi, alla ricerca di bacche e frutta, fra cui particolarmente appetite sono ciliegie e uva. Paradossalmente nel Nord e nell’Est Europa è considerato utile all’agricoltura in quanto si nutre di insetti dannosi e ne viene favorita la presenza attraverso l’installazione di nidi artificiali. - Uccelli ittiofagi
In questa categoria vengono raggruppate varie specie di volatili che sfruttano la fauna ittica come risorsa alimentare esclusiva o comunque significativa. Le specie sulle quali abbiamo ritenuto utile un approfondimento sono attualmente otto, individuate tra quelle maggiormente responsabili dei danni agli allevamenti ittici. Si tratta di animali molto diversi tra loro per biologia, distribuzione, comportamento alimentare e livello di tutela.

